L’actaea racemosa (cimicifuga racemosa)

L'actaea racemosa (o cimicifuga racemosa) è una pianta i cui estratti vengono sopratutto utilizzati per trattare disturbi prettamente femminili legati alla menopausa. In questo articolo parliamo dell'efficacia, del dosaggio, degli effetti collaterali e delle controindicazioni della actaea racemosa.

Actaea racemosa (Cimicifuga racemosa)

Cos’è, e per cosa viene utilizzata

L’actaea racemosa (o cimicifuga racemosa o cohosh nero o bugbane, snakeroot, ma anche nota con altri nomi) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia ranunculaceae originaria del Nord America.

Gli indiani nativi americani lo usavano per trattare i dolori muscolo-scheletrici, la febbre, la tosse, la polmonite, e le irregolarità mestruali.

Oggi l’actaea racemosa è usata soprattutto per trattare i sintomi della menopausa, quali le vampate di calore, i sudori notturni, la secchezza vaginale, le palpitazioni cardiache, il tinnito (fastidioso ronzio alle orecchie, le vertigini, disturbi del sonno, nervosismo ed irritabilità [1 , 2].

Gli integratori alimentari a base di cimicifuga racemosa

Gli integratori alimentari a base di actaea racemosa vengono utilizzati per contrastare i disturbi della menopausa, che abbiamo appena indicato, ed anche come come supporto alla funzionalità articolare.

Sono prodotti a partire dalle radici e dai rizomi (gambi sotterranei) della pianta.

Sono venduti sotto forma di polvere, estratti liquidi e estratti secchi in forma di compresse.

Le preparazioni disponibili sul mercato variano considerevolmente nella loro composizione chimica, in parte anche perché non sono noti i composti chimici dell’actaea racemosa che potrebbero essere responsabili di qualsiasi tipo di sollievo dai sintomi della menopausa.

Alcuni ritengono che i composti chimici che potrebbero spiegare la sua attività includono [3, 4]:

  • glicosidi triterpenici come actein, 23-epi-26-deossiacetene e cimicifugo;
  • resine come cimicifugina;
  • derivati ​​dell’acido aromatico come caffeico, isoferulico e acidi fukinolici.

I prodotti contenenti estratti di actaea racemosa sono generalmente standardizzati per fornire almeno 1 mg di glicosidi triterpenici per dose giornaliera.

Un integratore alimentare molto noto a livello internazionale a base di estratti di cimicifuga racemosa è,

il Remifemin®

Il Remifemin® è un integratore alimentare, attualmente standardizzato per essere equivalente a 20 mg di rizoma di questa pianta per una dose giornaliera di due compresse.

Il Remifemin® è stato oggetto di diversi studi, anche nella RS (revisione sistemica) Cochrane del 2012 che ora illustreremo [5] (A questo proposito ricordiamo che:

  1. la Cochrane Collaboration è una iniziativa internazionale no-profit nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative alla efficacia ed alla sicurezza degli interventi sanitari. [18]
  2. una revisione sistematica (RS) valuta l’efficacia di un farmaco o di un intervento sanitario)
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Come agiscono i principi attivi dell’actaea racemosa e quali i loro effetti producono

I principi attivi della actaea racemosa e il suo potenziale meccanismo (o meccanismi) di azione sono tuttora sconosciuti.

Alcuni ricercatori ritengono che l’actaea racemosa possa esercitare i suoi effetti

  • attraverso un’azione cerebrale, come la modificazione delle vie serotoninergiche,
  • o attraverso la sua potenziale capacità di agire come un modulatore di recettori antiossidanti, antinfiammatori o selettivi del recettore dell’estrogeno. [ 6, 7, 8, 9 ]

Qui sono descritti tre autorevoli studi randomizzati controllati volti a studiare gli effetti di questa pianta sui sintomi della menopausa.

#1 studio

Uno studio che era stato pubblicato nel 2006, aveva preso in esame un campione di 351 donne di età compresa tra 45 e 55 anni, che soffrivano di vampate diurne e sudorazioni notturne, ed aveva diviso questo campione diviso in cinque gruppi [10]:

  • al primo gruppo venne somministato un estratto di actaea racemosa in dosi da 160 mg / giorno (estratto etanolico al 70% standardizzato per contenere il 2,5% di glucosidi triterpenici),
  • al secondo gruppo venne somministata una preparazione multibotanica contenente 200 mg di actaea racemosa, assieme a ginseng siberiano, a dong quai (detto anche ginseng femminile), e ad altri ingredienti,
  • al terzo gruppo venne somministata la stessa preparazione multibotanica con l’aggiunta di due porzioni giornaliere di alimenti a base di soia, che fornivano 12-20 g di proteine ​​di soia,
  • al quarto gruppo fu somministata una terapia ormonale (estrogeni con o senza progesterone),
  • al quinto gruppo fu somministato un placebo.

Dopo 3, 6 e 12 mesi di trattamento (o di placebo) non differivano tra questi cinque gruppi, il numero e l’intensità delle vampate di calore e della sudorazione notturna.

Con un’eccezione:  a 12 mesi di distanza, le partecipanti a cui fu somministrata la preparazione multibotanica multibotanica con l’aggiunta di due porzioni giornaliere di alimenti a base di soia avevano avvertito dei sintomi peggiori di quelle che avevano consumato il placebo.

#2 studio

Un altro studio controllato randomizzato (pubblicato nel 2009) aveva preso in considerazione 88 donne di età media pari a 53 anni in perimenopausa (il periodo che precede la menopausa) e in postmenopausa, donne con almeno 35 tra vampate e sudorazioni notturne a settimana. Il campione venne divsio in quattro gruppi [11]:

  • al primo gruppo fu somministato un estratto di actaea racemosa (estratto etanolico 75% standardizzato per contenere il 5,7% di glucosidi triterpenici) in dosi da 128 mg al giorno,
  • al secondo gruppo fu somministato un estratto di trifoglio rosso (estratto etanolico delle parti aeree standardizzato con isoflavoni da 120 mg) in dosi da 398 mg / giorno,
  • al terzo gruppo fu somministata una terapia ormonale (estrogeni e progesterone),
  • al quarto gruppo fu somministato un placebo.

Dopo 3, 6, 9 e 12 mesi di integrazione di actaea o di placebo, il numero di sintomi vasomotori era diminuito significativamente in tutti questi gruppi.

Tuttavia, non c’erano state differenze statisticamente significative tra il gruppo a cui era stato somministato un estratto di actaea racemosa e il gruppo a era stato un estatto di trifoglio rosso, rispetto al placebo. Con un’eccezione: il “gruppo dell’actaea racemosa” aveva mostrato un peggioramento dei sintomi a 6 e 9 mesi.

Questo studio ha anche esaminato anche altri esiti (tecnicamente “endpoint”): disturbi come l’insonnia, l’affaticamento, la depressione,l’ ansia, la secchezza vaginale ecc.

Anche a tale riguardo non aveva osservate differenze significative tra uno qualsiasi dei gruppi di trattamento.

#3 studio (revisione)

Una revisione sistematica del 2012 ha valutato 16 studi clinici randomizzati sull’efficacia dell’actaea racemosa nel ridurre i sintomi della menopausa, tra cui le vampate di calore, la sudorazione notturna, la secchezza vaginale e  le combinazioni di sintomi – misurati mediante scale di valutazione convalidate [12].

I 16 studi inclusi in questa revisione comprendevano degli esami relativi ad un totale di 2.027 donne (di età media tra i 50,5 ed i 56,4 anni), esami altamente eterogenei rispetto a fattori come la progettazione, la durata, il tipo e la quantità di estratto utilizzato, ecc.

La conclusione degli autori della revisione è stata che attualmente non esistono prove sufficienti a sostegno dell’uso dell’actaea racemosa per trattare i sintomi della menopausa.

Tuttavia, vi sono buone ragioni per condurre ulteriori studi in tale direzione.

Altri fatti degni di nota

  • L’American College of Obstetricians and Gynecologists, nelle sue linee guida cliniche del 2015 per la gestione dei sintomi della menopausa, é arrivata alla conclusione che i dati attualmente disponibili non dimostrano che gli integratori alimentari a base di erbe come la actaea racemosa “sono efficaci per il trattamento dei sintomi vasomotori” [13].
  • La North American Menopause Society consiglia ai medici di non prescrivere a base di erbe come la actaea racemosa, perché è improbabile che siano utili nell’alleviare i sintomi vasomotori [14].

Avvertenze circa i preparati a base di actaea racemosa

Quelle prove cliniche che avevano utilizzato i vari preparati a base actaea racemosa per trattare i sintomi della menopausa, hanno comunque dimostrato che il suo utilizzo ha una bassa incidenza di effetti potenzialmente negativi.

Ricordiamo, tuttavia, che la maggior parte degli studi ha esaminato l’utilizzo del cohosh nero in periodi brevi, in genere 6 mesi o meno, quindi nessun studio fino ad ora pubblicato pubblicato, a nostra conoscenza ha valutato la sicurezza a lungo termine del cohosh nero nell’essere umano.

Gli effetti indesiderati più comunemente riferiti riguardano disturbi gastrointestinali ed eruzioni cutanee, entrambi lievi e transitori. [15]

Si sono avuti rari casi di danni al fegato associati all’uso di cohosh nero: epatite, insufficienza epatica, elevati enzimi epatici e altre lesioni epatiche.

Tuttavia, non vi è alcuna prova dell’esistenza di una relazione causale. [16]

L’actaea racemosa in gravidanza e in allattamento

Le donne incinta non devono assumere actaea racemosa, se non a seguito della prescrizione e sotto la supervisione di un medico.

E ciò perché, per quanto ne sappiamo, non ci sono studi a sufficienza per escludere la possibilità di rischi per il feto.

Interazioni della cimicifuga racemosa con farmaci o con  integratori

Non è noto che il cohosh nero (la cimifuga/actaea racemosa) abbia delle interazioni clinicamente rilevanti con i farmaci: tuttavia questo fatto non é ancora stato studiato sistematicamente. [17]

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