Disturbo bipolare

Il disturbo bipolare, noto in passato anche come sindrome maniaco-depressiva, si definisce per gravi alterazioni dell’umore, delle emozioni, dei pensieri e dei collegamenti ad essi collegati. Chi soffre del disturbo bipolare oscilla, per l’appunto, tra due poli: mania e depressione. Non c’è alcun motivo apparente in tutto ciò: è come passare dal paradiso all’inferno (e viceversa) senza una ragione.

bipolarismo

Si parla di disturbo bipolare solo se nella storia del paziente si rintraccia almeno un episodio maniacale (o ipomaniacale) alternato ad episodi depressivi. Queste alterazioni dell’umore causano un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento personale e sociale.

Il disturbo bipolare si associa a un aumentato rischio di suicidio (circa 15 volte superiore alla media).
La maggioranza delle persone trattate migliora nel tempo; circa 2/3 presentano sintomatologia residua e circa il 40% ha una ricaduta nei due anni successivi alla fine del trattamento psicoterapeutico.

Fase ipomaniacale e maniacale

Si definisce come ipomaniacale o maniacale a seconda della severità maggiore o minore. Durante questa fase la persona manifesta eccitazione, eccessiva disinibizione e comportamenti socialmente inappropriati in generale. Si sente particolarmente euforica, come se tutto fosse fattibile e alla sua portata: per questo spesso compie azioni impulsive che rischiano di essere pericolose per sé e per gli altri. Queste sensazioni possono aggravarsi fino a diventare un vero e proprio delirio di onnipotenza. Si sente così energica al punto da non avvertire sonno o fame. Ha mille progetti per la testa, ne inizia uno o spesso più in contemporanea per poi mollarli subito e intraprenderne altri ancora. Può spendere molto denaro in maniera avventata pur di soddisfare l’impulso del momento: non è raro che le persone in questa fase acquistino beni costosi (veicoli, immobili, gioielli,…) per i quali perdono interesse subito dopo e hanno quindi maggiori probabilità di esporsi a truffe e raggiri. Il comportamento maniacale è in generale disorganizzato e inconcludente, non porta in nessuna direzione. Chi vive questa fase ha la sensazione che pensieri e parole scorrano velocemente senza possibilità di seguirli; i sensi sembrano affinarsi e la percezione è al massimo. Anche la sessualità può diventare più impulsiva, con un desiderio impellente che preme per essere soddisfatto.
In alcuni casi la fase maniacale si caratterizza per umore disforico, cioè si avverte una forte sensazione di ingiustizia subita e si prova rabbia, irritabilità, intolleranza. Si può arrivare a vere e proprie convinzioni deliranti e il senso di persecuzione viene esternato con comportamenti aggressivi, senza riflessione per le probabili conseguenze. L’esperienza di questa fase eccitatoria può essere piacevole e desiderata, altre volte è vissuta come molto sgradevole. Talvolta è la prima a insorgere e la sua intensità può essere tale da richiedere un ricovero ospedaliero.
Alcune persone cercano di “sedare” la fase maniacale con alcool o droghe, peggiorando la situazione e diminuendo ulteriormente le capacità di controllo.

Fase depressiva

La fase depressiva spesso è successiva a quella maniacale o ipomaniacale e ne rappresenta praticamente l’opposto. Durante la fase depressiva l’umore è molto basso, non c’è nulla che stimoli interesse o piacere. La vita sembra vuota e priva di contenuti se non di dolore. Si vive un’immensa fatica, con sonno e appetito che possono scomparire o aumentare a dismisura. I pensieri sono rallentati, la concentrazione è molto difficile. Ci si sente inutili, provando spesso colpa nei riguardi delle persone care che esprimono la loro preoccupazione. Ogni scelta, anche lontana nel tempo e oggettivamente ininfluente, viene riletta come conferma dei propri sbagli e innesca preoccupazioni e rimuginazioni. Se particolarmente grave, questa fase può condurre ad atti autolesionistici, sino al suicidio. Ha una durata maggiore rispetto a quelle maniacali e spesso si ripresenta con maggior frequenza nel corso della vita. Alcune volte il passaggio tra le due fasi è repentino; altre volte c’è una fase intermedia che può essere di stabilità o di un misto tra le due, con forte ansia. In alcuni casi può essere innescata da un evento scatenante, come ad esempio un lutto o una separazione; la maggior parte delle volte insorge in maniera spontanea.

Fase mista

La fase bipolare mista tipicamente rappresenta un periodo di passaggio tra i due “poli” descritti sopra, con contemporanea presenza dei sintomi di entrambi, sia quelli maniacali che quelli depressivi. Spesso si associa a un senso di irritabilità e forte ansia.

Disturbo bipolare di tipo 1

Il disturbo bipolare di tipo 1 i caratterizza per la presenza di uno o più episodi maniacali o episodi misti per almeno una settimana. Spesso chi ne soffre ha avuto uno o più episodi depressivi della durata di almeno due settimane. Questi episodi comportano un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, scolastico.

I principali sintomi elencati dal DSM 5 (il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) sono:

  • Ridotto bisogno di sonno;
  • Eloquio rapido e pressante, intrusivo, caratterizzato da teatralità, eccessivo gesticolare, tono e volume del discorso più importante di ciò che viene detto;
  • Aumento e attivazione accompagnati da sintomi depressivi;
  • Fuga delle idee, bruschi cambiamenti di pensiero, distraibilità;
  • Eccessiva pianificazione e partecipazione ad attività multiple;
  • Aumento della libido;
  • Aumento della socievolezza; Irrequietezza;
  • Grandiosità, scarso giudizio.

Disturbo bipolare di tipo II

Il disturbo bipolare di tipo 2 si caratterizza per la presenza di uno o più episodi depressivi maggiori accompagnati da almeno un episodio ipomaniacale. I sintomi causano un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, scolastico.

I principali sintomi elencati dal DSM 5 sono:

  • Episodi di alterazione dell’umore (uno o più episodi depressivi maggiori con la durata di almeno due settimane, e almeno uno ipomanicale con la durata di almeno 4 giorni);
  • Elevato rischio di suicidio;
  • Messa in atto di comportamenti impulsivi;
  • Livelli di creatività accresciuti.

Disturbo bipolare non altrimenti specificato (NAS)

Il disturbo bipolare non altrimenti specificato (NAS) include quei disturbi con caratteristiche bipolari che non soddisfano i criteri per nessun disturbo bipolare specifico. Si tratta, ad esempio, di quelle condizioni in cui c’è un alternanza molto rapida in pochi giorni di sintomi maniacali e depressivi che non soddisfano i criteri di durata minima per un episodio maniacale o di depressione maggiore.

Disturbo ciclotimico

Prevede la presenza, per almeno due anni, di numerosi episodi ipomaniacali e di numerosi episodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per per un episodio depressivo maggiore ma che comunque causano un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo, scolastico. È la forma più lieve di disturbo bipolare e si caratterizza per un’alternanza di fasi di mania lieve e di depressione moderata.

I principali sintomi elencati dal DSM 5 sono:

  • Alterazione dell’umore cronica, fluttuante;
  • Periodi con sintomi ipomaniacali e depressivi;
  • Non sono però soddisfatti i criteri per durata, numero, gravità, pervasività.

Cause

Non esiste un’unica causa per il disturbo bipolare: si ritiene ci siano un insieme di fattori predisponenti genetici, biologici e ambientali. Questo significa ad esempio che la familiarità è un fattore di rischio ma non è detto che chi ha un genitore o nonno bipolare lo diventerà per forza, o viceversa.
Gli episodi possono essere innescati anche da eventi di vita molto stressanti (lutti, separazioni, licenziamenti) o da gravi malattie.

Trattamento

Farmaci

Dal momento che una delle peculiarità di questo genere di disturbi è l’oscillazione del tono dell’umore tra depressione ed estrema euforia, una delle classi di farmaci più adoperate per il trattamento sono i cosiddetti stabilizzatori dell’umore (litio, valproato). Nelle fasi acute spesso si rende necessaria la somministrazione di farmaci più specifici, valutata dallo specialista di caso in caso. Tendenzialmente, nelle fasi depressive può essere utile un antidepressivo fluoxetina, paroxetina, sertralina, citalopram , escitalopram), mentre in quelle maniacali un antipsicotico (olanzapina, risperidone, quetiapina, aripiprazolo ziprasidone). Gli effetti dei farmaci non sono immediati: solitamente sono necessarie alcune settimane prima di riscontrare cambiamenti significativi. È importante quindi assumerli secondo prescrizione, senza interromperli o modificarne la posologia di testa propria. Solitamente il curante rende noti sia i tempi di efficacia che eventuali controindicazioni; in caso di dubbi è bene consultarsi e chiedere eventuali chiarimenti. Il dosaggio ovviamente varia da persona e persona e può rendersi necessaria una rimodulazione nel tempo. Meglio evitare il passaparola e le domande a Dr. Google!

Psicoterapia

In associazione al trattamento farmacologico, la psicoterapia ha la funzione di monitoraggio sull’intensità e la frequenza degli episodi sia maniacali che depressivi. Il lavoro terapeutico serve a comprendere meglio le oscillazioni dell’umore e a individuare i fattori scatenanti, oltre a contenere gli effetti successivi agli episodi. Le persone con disturbo bipolare infatti hanno molte difficoltà nella gestione delle relazioni sociali, affettive e lavorative proprio a causa degli sbalzi repentini cui sono soggetti. Anche nei periodi di apparente equilibrio tra una fase e l’altra ci sono delle difficoltà da gestire come pensieri intrusivi, ansia, irritabilità, impulsività, crisi di pianto,…
A seconda dei casi, potrà essere utile abbinare la frequentazione di un gruppo terapeutico, parallelamente a sedute individuali.

Alcuni miti da sfatare

Condizioni di meteo bipolare sull’Italia: il nord nella morsa del gelo, il sud al caldo.”

“Gli adolescenti sono tutti un po’ bipolari, hanno sbalzi d’umore dovuti all’età…”

Nella prima fase possiamo osservare un uso “improprio” dell’aggettivo bipolare, cioè con un senso diverso da quello della terminologia della salute mentale. Nella seconda invece, l’aggettivo è usato sì per descrivere una condizione mentale, ma allo stesso tempo viene sminuita e banalizzata, paragonandola a una particolare fase del ciclo di vita.

Questi sono solo due esempi di quanto ancora il disturbo bipolare venga stigmatizzato e/o sottovalutato e di quante false credenze siano ancora diffuse a riguardo. Vediamone alcune:

Non è un vero disturbo, si tratta solo di sbalzi di umore

Il bipolarismo è molto più complesso dei semplici sbalzi di umore che ciascuno di noi può sperimentare nella propria quotidianità. Comporta cambiamenti estremi nei livelli di energia, nel ritmo sonno-veglia, nell’umore, nelle emozioni, nei pensieri. Queste oscillazioni possono essere molto repentine e incidere significativamente sul funzionamento dell’individuo. Sono più intense e frequenti dei normali sbalzi di umore, si passa dall’ipomania alla depressione e viceversa. Si tratta di una vera e propria condizione medica e in quanto tale necessita di essere correttamente diagnosticata e trattata.
A una persona con diabete direste mai: “sono solo sbalzi di insulina, prova a controllarli un po’ meglio!”? Ecco, allo stesso modo, la persona bipolare sente di non avere il controllo sul suo umore.

Le fasi maniacale e ipomaniacale sono meglio di quella depressiva

Anche se dall’esterno vengono percepite come momenti estremamente euforici e per certi aspetti anche “divertenti”, le fasi maniacale e ipomaniacale generano comunque una grossa sofferenze nella persona bipolare. Innanzitutto, sono fasi che vengono subite dall’individuo e che non è detto fossero desiderate proprio in quel momento. Sono fasi estremamente stancanti in cui si sperimenta la sensazione di perdere il controllo: possono comportare insonnia, perdita di appetito, cali della concentrazione. Sono stati in cui si è più esposti a situazioni pericolose per sé e per gli altri; tutto è più amplificato incluse anche le delusioni successive. In alcune circostanze possono esserci dei vissuti persecutori che causano grande irritabilità e aggressività. Vi piacerebbe essere alla guida di un’auto velocissima senza poter mai rallentare? Allo stesso modo, essere in fase maniacale o ipomaniacale non significa essere felici, a dispetto delle apparenze. Significa essere in balia del proprio umore fuori controllo.

Solo gli adulti possono essere bipolari

Anche bambini e adolescenti possono soffrire di bipolarismo, seppur sia più difficile diagnosticarlo in queste fasce di età. Solitamente si manifesta per la prima volta in tarda adolescenza o nella prima età adulta (19-29 anni) per poi ripresentarsi più o meno frequentemente nell’arco di vita. Molti pazienti riportano di aver vissuto i primi sintomi anche prima dei 18 ani di età.

Il bipolarismo è un disturbo raro

Secondo una statistica del NIMH (National Institute of Mental Health) il bipolarismo interessa circa l’ 1% della popolazione sopra i 18 anni, ugualmente in entrambi i sessi ed è una delle principali causa di disabilità nel mondo tra la fascia di età compresa tra i 15 e i 44 anni. A questi numeri vanno aggiunti ragazzi e bambini per i quali la diagnosi è più difficile.

Chi soffre di bipolarismo non può condurre una vita normale

Nonostante non esista una cura definitiva, le persone che ricevono un adeguato trattamento riscontrano un miglioramento dei sintomi nel corso del tempo e riescono a condurre una vita normale. Ovviamente c’è chi è più predisposto a ricadute nel corso del tempo ma con un intervento tempestivo la sintomatologia può essere gestita. Esistono diverse persone famose che nel corso degli anni hanno narrato la loro esperienza con questo disturbo e per molti pazienti possono rappresentare un esempio di speranza e successo. Tra questi, Demi Lovato, Catherine Zeta-Jones, Jean-Claude Van Damme.

Consigli per convivere con un disturbo bipolare

Non saltare la somministrazione di farmaci e la psicoterapia

Come detto sopra, i farmaci non funzionano subito e a volte possono provocare alcuni effetti collaterali. Ciò non deve essere motivo per abbandonarli di colpo, scalarli a piacimento o prenderli in maniera discontinua: questi comportamenti non fanno altro che peggiorare la situazione e rendono difficile per il curante una verifica dell’efficacia della posologia nel tempo. Per aiutare la memoria sono ormai disponibili diverse applicazioni che ricordano quando è ora di assumere un medicinale, tramite promemoria sullo smartphone.

Allo stesso modo, è importante essere costanti con la psicoterapia. Tra una fase e l’altra si può avere la sensazione di stare meglio e non è raro che le persone in questa condizione decidano di rinviare o annullare un appuntamento. Si tratta di un lavoro che richiede tempo ed è proprio nelle fasi di calma apparente che è fondamentale essere costanti.

Individuare i propri fattori scatenanti

Oltre ai grandi cambiamenti del ciclo di vita (nuovi lavori, traslochi, separazioni, lutti,…) ce ne sono altri più piccoli e quotidiani ma non per questo meno stressanti. Lo stesso evento non necessariamente provoca le stesse conseguenze in persona diverse. Per questo può essere utile comprendere quali fattori siano soggettivamente più predisponenti agli squilibri dell’umore e quali meno. Una buona strategia può essere tenere un diario in cui registrare eventi e relativi vissuti emotivi.

Combattere l’isolamento sociale

Per le persone che soffrono di disturbo bipolare può essere difficile mantenere relazioni sociali: per le conseguenze degli episodi, perché si viene stigmatizzati, per timore di essere giudicati o di non saper gestire i propri contatti. Il supporto sociale può essere ricercato rivolgendosi ad associazioni specifiche ma anche praticando attività di gruppo come sport, hobby o volontariato. Questo può essere particolarmente d’aiuto per non focalizzarsi sempre su se stessi e sui propri pensieri e dedicarsi a qualcosa di “esterno” e positivo. Qualunque sia la modalità scelta, è bene cercare un equilibrio poiché, come l’isolamento, anche l’eccessiva stimolazione può rappresentare un ulteriore fattore scatenante.

Mantenere regolarità nel ciclo sonno veglia

Spesso chi soffre di un disturbo bipolare ha anche problemi del sonno: circa il 25% dorme troppo (durante la notte o con sonnellini diurni) mentre 1/3 ha problemi di insonnia. L’ideale sarebbe mantenere una regolarità dei ritmi sonno-veglia, a maggior ragione durante le fasi tra un episodio all’altro. Un modo può essere puntare la sveglia tutti i giorni alla stessa ora; anche se non si deve lavorare o studiare si può pianificare un’attività come andare a fare una passeggiata, svolgere una piccola commissione, andare a trovare un amico o fare dell’esercizio fisico.


Caterina Laria

Psicologa Psicoterapeuta per individuo, coppia e famiglia Tel 3454551671 – www.psicologa-to.info
Caterina Laria, psicoterapeuta di professione e per passione. Da sempre incuriosita dalle potenzialità dell’animo umano, crede che il bello della vita sia scoprire cose nuove. Nel tempo libero legge, scrive su internet e su carta, ascolta musica rock e coltiva una serie di hobby che non conclude mai. Vive e lavora come libera professionista a Torino.
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