Essere vegetariani: le implicazioni su salute e longevità. I risultati di più studi

Non è solo questione di salute: un'alimentazione vegetariana favorisce anche il mantenimento e la sostenibilità del complessivo equilibrio delle risorse alimentari del pianeta, cioè di ciò che tutti noi mangiamo.

Essere vegetariani

La questione vegetariana

Il vegetarianismo, o vegetarismo, o vegetarianesimo è quella scelta alimentare che esclude, o che limita in parte, gli alimenti di origine animale.

Il veganesimo invece esclude dalle diete tutto ciò che deriva dagli animali. Quindi alimentandosi solo con cibi non provenienti dal mondo animali, i vegani escludono anche i latticini, le uova, e qualsiasi altro alimento derivato dagli animali.

Ciò premesso, avrai notato negli ultimi anni che più persone si sono allontanate dal consumo di carne.

Avrai notato nei social media o nelle notizie, durante le cene o le grigliate familiari, che il vegetarismo e il suo fratello più austero, il veganismo stanno diventando sempre più popolari.

Anche se da noi il tofu o un qualsiasi altro alimento vegetariano meno esotico, probabilmente non prevarrà mai sui piatti a base di pollo o di manzo, costantemente aumenta il numero di italiani che si definiscono vegetariani.

Secondo il rapporto Italia Eurispes 2018 negli ultimi cinque anni il numero dei vegetariani è salito dal circa 6,5% nel 2014, a dei valori che sono compresi tra il 7 e 8%. (1)

Se chiedi loro perché sono vegetariani, probabilmente otterrai molte risposte diverse: l’ambiente, il benessere degli animali, le preoccupazioni etiche, le credenze religiose e, naturalmente, le considerazioni sulla salute.

Ed è appunto quello della salute l’argomento che abbiamo deciso di approfondire.

Esistono diversi studi sull’impatto del vegetarismo sulla salute, ma i risultati sono contrastanti.

  • Uno studio su più di 95.000 uomini e donne degli Stati Uniti dal 2002 al 2009, aveva rilevato che i vegetariani avevano avuto un rischio di morte prematura del 12% inferiore rispetto ai non-vegetariani. (2)
  • Un altro studio australiano, che ha coinvolto oltre 260.000 uomini e donne di età compresa tra 45 e oltre per una media di sei anni, ha confrontato il rischio di morte prematura per vegetariani e non vegetariani ma non ha riscontrato nessuna differenza statistica. In altre parole, secondo questo studio i vegetariani non hanno rischi di morte prematura inferiori dei loro coetanei carnivori. (3)

Questo non “vantaggio di sopravvivenza” non è una sorpresa per i vegetariani. Anche uno studio di coorte condotto nel 2015 Regno Unito, ha concluso che, rispetto ai non-vegetariani, i vegetariani hanno lo stesso rischio di morte prematura. (4)

Alcuni altri fattori “salutari” collegati al vegetarianesimo

Negli studi epidemiologici è una prassi normale prendere in considerazione la presenza di eventuali fattori di confondimento, quelli che potrebbero distorgere i risulati dello studio.

In questo campo, un fattore confondente potenziale particolarmente rilevante, è l’attenzione che le persone pongono alla propria salute.

A questo riguardo é quindi importante tener conto che nella maggior parte degli studi, i vegetariani avevano sempre dimostrato di essere tra le persone più attente alla loro salute, con stili di vita più salutari della norma.

Rispetto ai non vegetariani, i vegetariani hanno sempre dimostrato di essere meno propensi a fumare, a bere eccessivamente, a non fare dell’attività fisica, o ad essere in sovrappeso / obesi.

E tutto ciò suggerisce che, oltre al fatto di non mangiare carne, altre caratteristiche possono contribuire a migliorare la salute tra i vegetariani.

In altre parole suggerisce che siano i comportamenti salutistici comunemente associati all’essere vegetariani – come il non fumare, il mantenere un peso salutare, il fare un’esercizio fisico regolare – a spiegare perché i vegetariani tendono ad avere uno stato di salute migliore rispetto ai non-vegetariani.

Ma questo discorso può essere allargato anche oltre al vegetarianesimo.

In un altro studio australiano era emerso che le persone che (comunque) mangiavano grandi quantità di frutta e verdura avevano un rischio di morte inferiore rispetto a quelli che ne consumavano di meno. (5)

E, anche se non vi è un’evidenza chiara che una dieta vegetariana favorisca la longevità, gli studi hanno costantemente dimostrato altri suoi benefici effetti per la salute.

  • Ad esempio, una dieta vegetariana è stata costantemente associata a un ridotto rischio di ipertensione, di diabete di tipo 2 e di obesità.
  • Una meta-analisi (un’analisi statistica che combina i dati di più studi scientifici) del 2012 ha concluso che i vegetariani presentavano un rischio inferiore del 29% di morte una precoce a causa di malattie cardiache e un rischio inferiore del 18% per il cancro. (6)

A questo proposito è importante tenere a mente che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che é l’agenzia per il cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato come cancerogeni il consumo di carni rosse e dei salumi che hanno subito processi di lavorazione mirati ad aumentarne la conservabilità (7)

Cosa implica essere vegetariani

Anche se non possiamo dire con certezza se essere vegetariani ti aiuta o no a vivere più a lungo, sappiamo che il fatto di seguire una dieta ben pianificata ed equilibrata con frutta e verdura sufficienti fa sicuramente bene.

Sappiamo anche che sono fattori chiave per vivere più a lungo un’attività fisica sufficiente, la moderazione del consumo di alcol, l’eliminazione del fumo di tabacco.

Un crescente numero di elementi provano che i vegetariani hanno maggiori probabilità di avere queste sane abitudini di vita. (8)

Riferimenti bibliografici

(1) http://www.adnkronos.com/sostenibilita/tendenze/2018/01/30/piu-vegetariani-italia-poi-sono-crudisti-fruttariani_hsg3J4qymnFy0on4zfu93K.html?refresh_ce

(2) https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/1710093

(3) http://www.saxinstitute.org.au/our-work/45-up-study/

(4) http://ajcn.nutrition.org/content/103/1/218

(5) https://ijbnpa.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12966-016-0334-5%20

(6) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22677895

(7) http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(15)00444-1/abstract

(8) http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1001917