La dipendenza da smartphone

Il recente sviluppo dei cosiddetti dispositivi «smart» ha prodotto un cambiamento significativo nella nostra società, velocizzando alcuni processi e introducendone di nuovi.

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Abbiamo il mondo letteralmente a portata di mano: con un semplice tocco di dita possiamo connetterci alla rete per cercare informazioni, leggere le ultime notizie, e comunicare con persone dall’altra parte del mondo. Abbiamo imparato a comandare a distanza il riscaldamento di casa, ad acquistare con un click e a passeggiare virtualmente in un museo.

Come tutte per tutte le innovazioni tecnologiche dobbiamo però considerare anche gli aspetti meno favorevoli.

Partiamo dall’effetto distrazione: gli smartphone stanno in una tasca e possiamo portarli sempre con noi. Ciò non significa che possiamo adoperarli in tutte le situazioni, eppure spesso lo facciamo utilizzando la scusa del «giusto un’occhiata e poi lo metto via». Se in alcune circostanze al massimo passiamo per maleducati, in altre rischiamo di rappresentare un pericolo per noi stessi e per gli altri. Basti pensare ai molti (troppi) incidenti stradali causati da chi si fa distrarre dal telefono mentre è alla guida o attraversa la strada senza guardare.

L’utilizzo esagerato di smartphone può comportare una serie di malesseri fisici: la vista risente delle troppe ore passate allo schermo, la muscolatura del collo si irrigidisce e possono venirci dei gran mal di testa. Tra le possibili conseguenze di un utlizzo eccessivo degli smartphone ci sono anche difficoltà ad addormentarsi e disturbi del sonno in generale, specie se l’uso avviene a tarda serata.

Un tema spesso discusso e controverso è l’uso di queste tecnologie da parte dei bambini. Giusto o sbagliato? Chi fa vedere al proprio figlioletto un filmato sullo smartphone è un genitore moderno o un genitore per qualche aspetto un po’ irresponsabile? Ci sono circostanze in cui è proprio la distrazione del bambino ad essere ricercata, ad esempio durante un tempo da trascorrere in attesa forzata (mentre si è coda dal pediatra, o mentre si fa un lungo viaggio…) e in questi casi lo smartphone diventa la versione moderna dell’orsacchiotto. Consideriamo inoltre che ci sono veri e propri tablet e smartphone per bambini che ormai rappresentano l’evoluzione dei classici giochi in scatola educativi. L’argomento merita una riflessione approfondita e multidisciplinare.

Il rischio principale è senza dubbio la dipendenza da smartphone, una tra le più recenti «nuove dipendenze» o «dipendenze senza sostanza».

Le dipendenze, «vecchie» e «nuove»

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce il concetto di dipendenza come uno stato psichico e talvolta fisico risultante dalla interazione tra un organismo vivente e una sostanza, caratterizzato da modificazioni del comportamento o reazioni che determinano la compulsione ad assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, per sperimentarne gli effetti psichici e per evitarne gli effetti di privazione.

Nelle nuove dipendenze l’interazione non è più con una sostanza ma con un comportamento che in condizioni normali è socialmente accettabile come fare shopping o, per l’appunto, utilizzare lo smartphone. Diventa sintomatologica nel momento in cui viene ripetuta nel tempo e assume le peculiarità delle dipendenze «classiche»:

  • bisogno di aumentare progressivamente la “dose” del comportamento dipendente per ottenere le sensazioni desiderate (tolleranza);
  • percezione di impossibilità di resistere all’impulso di mettere il comportamento in atto (compulsività);
  • tensione crescente immediatamente precedente l’inizio del comportamento (craving);
  • piacere e sollievo sperimentati durante la messa in atto del comportamento;
  • sensazione di perdita di controllo;
  • persistenza del comportamento, nonostante gli effetti negativi;
  • sintomi fisici di gravità varia che insorgono qualche tempo dopo l’interruzione (astinenza).

Dipendenza o semplice utilizzo?

Una dipendenza di tipo comportamentale è sicuramente più «sottile» e difficile da individuare rispetto un’altra che preveda l’interazione con una sostanza. Un mobile pieno di bottiglie di alcolici vuote desta più allarme rispetto all’utilizzo di un cellulare.

Il problema però c’è e non può essere sottovalutato: negli ultimi anni sono in aumento gli studi sul tema. Le pubblicazioni principali provengono dai paesi asiatici, guarda caso tra i maggiori leader nella progettazione di nuove tecnologie.

La dipendenza da smartphone può essere considerata un sottotipo della più generale dipendenza da internet. Tra i sintomi che devono destare attenzione possiamo elencare:

  • Ansia se il dispositivo non è fisicamente a portata di mano o utilizzabile, ad esempio a scuola o al lavoro. Si sperimenta un vissuto di angoscia all’idea di non poterlo consultare, nonostante la situazione non lo richieda e non sia affatto necessario. Questi sentimenti negativi impediscono di concentrarsi su ciò che si sta facendo.
  • Controllo continuo delle notifiche e dei messaggi, insieme alla necessità di rispondere immediatamente.
  • Sindrome della vibrazione fantasma. Ebbene sì, è quella sensazione per cui si crede di aver sentito vibrare / suonare lo smartphone e in realtà così non è.
  • Disconnessione dal mondo reale: a forza di controllare cià che accade in quello virtuale, si perde di vista ciò che accade attorno a noi. Non ascoltiamo chi ci sta rivolgendo la parola e, quando ci viene fatto notare, rispondiamo in maniera scontrosa o irritata.
  • Scarso rendimento scolastico o lavorativo: la dipendenza prende il sopravvento sullo studio e sull’impegno. A incidere negativamente può essere anche l’ultizzo notturno dei dispositivi, con conseguente peggioramento della qualità del sonno e quindi anche del rendimento diurno.
  • Paura di essere tagliati fuori dal mondo, conosciuta anche come FOMO (fear of missing out). Si teme di non restare al passo con ciò che accade su internet, che sia la foto della vacanza dell’amico o la diretta della popstar del momento. Questo fa sì che non si riesca a stare senza telefono neanche per cinque minuti, nemmeno per andare a comprare il latte sotto casa.

In uno studio condotto in Corea nel 2012 è stata messa a punto una scala per l’autovalutazione della dipendenza da smartphone: sono state coinvolte circa 200 persone tra studenti universitari e impiegati presso due compagnie. Il genere non sembra essere un fattore di rischio, cioé uomini e donne avrebbero le stesse probabilità di andare incontro a questa dipendenza.

Tra i principali di rischio ci sarebbero i fallimenti scolastici e lavorativi, collegati  un calo di autostima e che potrebbero predisporre a una ricerca di approvazione «virtuale».

Una bassa scolarizzazione, insieme a un contesto socioeconomico sfavorevole potrebbero incidere sulla capacità di controllo degli impulsi.

Sono da considerarsi a rischio anche coloro i quali hanno già vissuto un problema di dipendenza in passato o hanno vissuto da vicino quella di un familiare, come genitori e fratelli.

Trattamento

Nei casi meno gravi, più che di dipendenza possiamo parlare di uso eccessivo dello smartphone. In questi casi può essere utile tenere a mente le circostanze in cui l’uso del cellulare può/deve essere evitato, ad esempio quando si è tavola, al cinema,…la domanda da porsi è: «è necessario controllare ora o posso farlo anche dopo? Cosa mi sto perdendo di ciò che accade attorno a me?». Se la maggior parte delle volte riuscite a mettere il telefono da parte, siete sulla buona strada.

In presenza di tutti o quasi i sintomi sopra elencati, è bene rivolgersi una professionista psicologo non solo per imparare a gestire il sintomo ma anche per comprendere cosa lo ha originato. Che cos’è che ha fatto sì che un comportamento «normale» abbia assunto una funzione dapprima calmante e via via sia diventato una vera e propria necessità fisica?

Con i ragazzi più giovani, in particolare, il lavoro si concentra sul recupero di quell’autostima che sembra essersi smarrita tra un «mi piace» e un selfie, insieme a una «riconnesione» con il mondo reale.


Caterina Laria

Psicologa Psicoterapeuta per individuo, coppia e famiglia Tel 3454551671 – www.psicologa-to.info
Caterina Laria, psicoterapeuta di professione e per passione. Da sempre incuriosita dalle potenzialità dell’animo umano, crede che il bello della vita sia scoprire cose nuove. Nel tempo libero legge, scrive su internet e su carta, ascolta musica rock e coltiva una serie di hobby che non conclude mai. Vive e lavora come libera professionista a Torino.
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